Il primo passo per riconoscere correttamente le vene varicose vulvari e vaginali è l’osservazione clinica. Nella maggior parte dei casi, queste vene compaiono durante la gravidanza e spesso si associano alla comparsa di varici atipiche nella parte interna della coscia o nella regione posteriore della coscia.
Un punto di riferimento anatomico utile è il tendine dell’adduttore lungo, facilmente palpabile come una struttura rigida all’interno della coscia. Se le vene visibili si trovano davanti a questo tendine, la loro origine è generalmente nelle vene safeniche degli arti inferiori: si tratta dunque di varici “classiche”. Al contrario, se le vene si localizzano dietro al tendine o decorrono nella regione posteriore della coscia, è molto probabile che derivino da reflusso venoso pelvico, spesso a carico delle vene ovariche o iliache interne. In questi casi, i trattamenti tradizionali per le varici degli arti inferiori non sono efficaci.
Ecografia transvaginale con mappatura venosa
Quando si sospetta un reflusso venoso pelvico o si osservano varici vulvari/vaginali, o ancora varici in sede atipica nella coscia, è indicato eseguire un ecocolordoppler transvaginale. Le vene pelviche, infatti, non possono essere visualizzate in modo accurato con un’ecografia addominale, poiché sono troppo profonde e schermate dalle anse intestinali.
L’ecografia transvaginale consente invece una visualizzazione diretta e dinamica delle vene pelviche, permettendo di:
- identificare la presenza di varici pelviche,
- riconoscere la sede del reflusso (vene ovariche, vene iliache interne o collaterali atipiche),
- valutare la correlazione tra reflusso e sintomi clinici (dolore pelvico, varici atipiche, varici vulvari, disfunzioni viscerali).
Il test viene eseguito da personale specializzato in diagnostica vascolare, preferibilmente femminile per motivi di comfort, e non richiede anestesia né preparazioni particolari. È una procedura ambulatoriale, indolore e di breve durata. I risultati vengono discussi insieme alla paziente e integrati in un piano terapeutico personalizzato.
Le vene ovariche e la formazione del varicocele pelvico
Le ovaie, come i testicoli nell’uomo, originano in sede retroperitoneale alta durante lo sviluppo fetale. Durante la crescita, migrano verso il bacino trascinando con sé i vasi gonadici. Le vene ovariche, quindi, decorrono dalla pelvi fino alla vena cava inferiore (destra) o alla vena renale sinistra.
Quando le valvole all’interno di queste vene si deteriorano o non funzionano correttamente, il sangue refluisce verso il basso, causando una dilatazione varicosa simile al varicocele maschile. Si parla in questo caso di varicocele pelvico femminile.
Il reflusso venoso ovarico può causare:
- sensazione di peso o trazione pelvica, spesso accentuata in fase ovulatoria e prima delle mestruazioni,
- disturbi vescicali o intestinali legati alla infiammazione e alla compressione degli organi adiacenti,
- varici vulvari o perineali visibili, in particolare dopo la gravidanza.
Purtroppo, la natura profonda e invisibile di queste vene rende spesso la diagnosi tardiva. I sintomi vengono frequentemente attribuiti a generici “disturbi femminili” e non correttamente indagati.
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