Quando si parla di May-Thurner, di solito si immagina una vena schiacciata dall’arteria. In realtà non sempre la colpa è di una compressione meccanica. Spesso la vena iliaca comune appare più stretta perché parte del flusso viene “risucchiato” da un reflusso della vena iliaca interna. È quello che viene definito “pseudo–May-Thurner”.
La differenza non è solo accademica: mettere uno stent su una vena che non è veramente compressa non risolve il problema. Serve capire se il difetto è strutturale (compressione vera) o funzionale(furto di flusso). Solo così si evita di trattare la conseguenza e trascurare la causa reale.
La diagnosi corretta passa da esami mirati: l’ecodoppler avanzato, le indagini radiologiche e, in casi specifici, strumenti di altissima precisione come l’IVUS. Nelle donne un ruolo importante ha anche l’ecografia transvaginale, capace di mostrare il reflusso pelvico meglio di altre metodiche.
